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11 giugno 2010

Le loro mani nelle nostre tasche

Da LETTERE e RISPOSTE

Le loro mani nelle nostre tasche

Postato in Lettere il 11 giugno, 2010

La manovra finanziaria progettata da questo governo, per una nazione che se la passa meglio delle altre, che non ha problemi presenti, né futuri, con una economia in netta ripresa, esportazioni aumentate, evasione fiscale sotto controllo, ha tutti i crismi di una ulteriore illusione proveniente dalle apparenze che si sostituiscono alla realtà.

L’abusato slogan di “non mettere le mani nelle tasche degli italiani”, ne rappresenta la sintesi più evidente e più ipocrita.

Secondo la logica di questo governo, le mani nelle tasche degli italiani si mettono solo aumentando le imposte dirette, che il governo non intende aumentare per non colpire i grandi patrimoni che garantiscono continuità al governo; grandi patrimoni già ampiamente premiati con lo scudo fiscale che ha reso anonimi tutti quei capitali frutto di evasioni, estorsioni, pizzi, malaffare, traffico di armi e droghe, tangenti, truffe, scalate e amenità varie.

Ma servono quattrini, perché la verità è ben diversa dalle illusioni esaltate; servono quattrini per mantenere a galla questa barca che fa acqua da tutte le parti, e fornire l’illusione di un benessere che però è riservato ai pochi della casta.

Ecco che viene legiferata una manovra che si aggiunge a tutte le altre indirizzate a colpire sempre i soliti a reddito fisso. Comuni, province, regioni hanno mano libera per costringere i cittadini a mettere le mani nelle proprie tasche per ottenere quei servizi, già ampiamente pagati, ma diventati inefficaci, stente la sottrazione dei finanziamenti.

Si chiamano “privatizzazioni” e sono quelle manovre affidate a gruppi di potere che pretendono, in forza di legge, di farci pagare anche l’aria che respiriamo.

Privatizzati i parcheggi con le strisce blu; privatizzata la riscossione di balzelli vari al fine di poter elargire l’agio sempre ai soliti gruppi di potere occulto; minacciata privatizzazione dell’acqua, dei rifornimenti all’esercito, dei servizi pubblici. Tutto ciò si aggiunge al regalo dell’Alitalia ad una cordata di eroici imprenditori… con quattrini pubblici.

L’aumento esponenziale delle tasse indirette, che paghiamo tutti nella medesima dimensione, è lo strumento principe di disuguaglianza sociale, perché serve solo a impoverire i poveri e dilatare le fortune esistenti.

La prova sta nella enorme differenza esistente tra la produzione da lavoro e la commercializzazione industrializzata; si tratta di un passaggio di valuta che costringe il lavoro a non essere retribuito, mentre esalta i rendimenti di quanti hanno posto a disposizione del mercato solamente servizi ausiliari che non generano lavoro anzi ne bloccano lo sviluppo, portando al fallimento le piccole aziende artigianali, a gestione familiare, che una volta rappresentavano l’ossatura principale dell’economia e furono i maggiori attori del miracolo economico degli anno ’60.

Ora viene progettato un miracolo economico inverso: al termine di questa crisi, che non finirà mai, ma ci diranno che è finita, ritroveremo l’85% del patrimonio nazionale nelle mani del 15% della popolazione, che renderà controllabile e ricattabile l’economia, mentre grandi capitali prenderanno la via delle isole felici, in attesa del prossimo condono.

E’ la strada tortuosa, nascosta da panorami di carta, che conduce alla rivolta popolare.

Rosario Amico Roxas

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