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Diario
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13 giugno 2010

La morte di un Paese


L'INTERVISTA

"Norme per scoraggiare gli ascolti: ora il Paese la pagherà in sicurezza"
Vincent Cannistraro, ex agente della Cia e dirigente dell'Antiterrorismo Usa: nulla a che fare con la privacy.
L'Italia ha deciso di rendere le intercettazioni uno strumento d'indagine e prevenzione residuale: questo è un problema.
Se decido di fare un'intercettazione ambientale è proprio per scoprire se un reato è in corso
di CARLO BONINI
ROMA - Vincent Cannistraro ha lavorato alla Cia per 27 anni. Medio Oriente, Africa, Europa, Centro America. È stato direttore dei programmi di intelligence degli Stati Uniti, al National Security Council, dal 1984 al 1987. Ha guidato il direttorato delle operazioni e analisi di Langley fino al 1991. Da allora è consulente privato per la sicurezza ed è regolarmente ascoltato come testimone dalle commissioni di Congresso e Senato sui temi della sicurezza (fu tra i protagonisti delle audizioni successiva all'11 settembre). Cannistraro conosce bene l'Italia e Roma per averci lavorato. E al telefono da Washington, del disegno di legge approvato venerdì al Senato, dice: "Sono sconcertato. Premetto infatti che pur non conoscendo ogni singolo dettaglio della nuova legge, credo però di averne compreso bene sia il senso sia i principi. E se vogliamo parlare di senso e principi di questa legge, e in generale dello strumento delle intercettazioni telefoniche, quello che vedo mi lascia quantomeno incredulo".

Perché?


"Se capisco bene l'Italia ha deciso di rendere le intercettazioni uno strumento di indagine e di prevenzione farraginoso e residuale. E questo è un problema".

Cos'è che non funziona nella nuova legge?

"Ci sono due norme, di cui ho letto anche sulla stampa americana, che mi hanno particolarmente colpito.
La prima. Leggo che il compito di decidere se autorizzare o meno le intercettazioni sarà affidato a un collegio di tre giudici. Mi chiedo: che senso ha? Un giudice collegiale - e parlo per esempio di quello che succede negli Stati Uniti - normalmente decide del merito di una causa penale, dell'innocenza o della colpevolezza di un imputato, della rilevanza o meno di una prova, non dell'opportunità di ricercare tempestivamente la prova di un reato, o della necessità e urgenza di prevenire un crimine. Lo posso dire in un altro modo. Che garanzia è perdere del tempo a discutere se deve essere cercata una prova con lo strumento delle intercettazioni, o deve essere impedita la consumazione di un reato? Un altro esempio. Leggo che per disporre un'intercettazione ambientale o telefonica è necessaria la prova che in un determinato luogo si stia consumando un reato o che un determinato soggetto si sia già reso responsabile di un crimine. Chiedo di nuovo: che senso ha? Me lo lasci dire da vecchio uomo di intelligence. Se decido di fare un'intercettazione ambientale è proprio perché intendo scoprire se un reato è in corso, non per avere la conferma che quel reato si è già consumato"

Lei dice "Che senso ha?". Lo chiedo io a lei. Che senso ha?

"L'unica risposta che riesco a darmi è che la nuova legge vuole rendere - come dicevo all'inizio - lo strumento delle intercettazioni del tutto residuale. Insomma, intende scoraggiarlo. Ma se è così temo che i costi che il vostro Paese si prepara va pagare in termini di sicurezza saranno molto alti"

Il governo sostiene che sia necessario un bilanciamento tra il diritto alla privacy dei cittadini e la loro sicurezza.

"Guardi, vivo negli Usa e sono un cittadino americano, e le assicuro che una disciplina delle intercettazioni come quella che state discutendo in Italia qui in America sarebbe impensabile.
E questo non credo proprio significhi che gli Stati Uniti non rispettino la privacy dei loro cittadini. Anzi.
Quello che voglio dire è che l'equilibrio tra privacy e sicurezza si può certamente trovare e credo che non sia neppure troppo complicato. È sufficiente che a valle delle intercettazioni esista un filtro efficace e rigoroso che stabilisca cosa è rilevante penalmente e cosa non lo è. È sufficiente, se qualcuno abusa dello strumento delle intercettazioni, che quell'abuso venga punito. L'ultima cosa che credo sia logica fare nel cercare questo equilibrio, è privarsi dello strumento delle intercettazioni, o comunque renderlo così difficile da usare. Insomma, se mentre ascolto al telefono due soggetti indagati per traffico di stupefacenti, scopro che uno dei due sta preparando un attentato, cosa devo fare? Far finta di non aver sentito? Decidere che quello che ho sentito non potrà costituire una prova in un futuro processo? Non mi sembra che questo abbia a che fare con la privacy".
 
(13 giugno 2010)

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