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24 ottobre 2010

Marco Lillo: L'onore dei soldi

Marco Lillo: 23 ottobre 2010

 

L’onore dei soldi

Parla il banchiere Scilabra:

"L'ex sindaco di Palermo Ciancimino venne da me insieme a Dell'Utri a chiedere 20 miliardi per Berlusconi"



 
 
Vito Ciancimino e Marcello Dell’Utri nel 1986 chiesero insieme 20 miliardi di vecchie lire in prestito per le aziende di Silvio Berlusconi alla Banca Popolare di Palermo”.
 
A raccontare l’incontro che proverebbe i rapporti tra il gruppo Berlusconi e don Vito, sempre negati dal Cavaliere, non è Massimo Ciancimino o un pentito qualsiasi ma un manager di banca in pensione, che ha passato metà della sua vita nel cuore del potere siciliano e che ora ha deciso di aprire l’album dei ricordi.
 
Si chiama Giovanni Scilabra, oggi ha 72 anni e allora era direttore generale della Banca Popolare di Palermo del conte Arturo Cassina, il re degli appalti stradali, amico e sodale di Ciancimino.
 
L’ex manager è abbastanza deciso nel collocare l’incontro nel 1986.
Don Vito era stato arrestato da Giovanni Falcone per mafia nel 1985 e aveva l’obbligo di risiedere a Roma.
Ma il figlio Massimo ha raccontato che, grazie alle sue coperture, circolava indisturbato a Palermo.
 
“Nel 1985 era stata inaugurata la nuova sede della Banca Popolare di Palermo di fianco al Teatro Massimo”, cerca di riannodare i ricordi l’ex manager, “ricordo che l’incontro avvenne in quella sede”.
 
In pensione dal 1999, Scilabra ha più tempo da dedicare alla lettura.
L’ex manager ha seguito con attenzione le rivelazioni del Fatto sugli affari e gli incontri milanesi tra il Cavaliere e Ciancimino.
 
E, quando l’avvocato-onorevole Niccolò Ghedini ha dichiarato:
 
“Nessun rapporto né diretto né indiretto né tantomeno economico vi è mai stato fra Berlusconi e Vito Ciancimino. All’’epoca Berlusconi non sapeva chi fosse il sindaco di Palermo”,
 
Scilabra ci ha aperto la sua bella casa palermitana per dire quello che ha visto con i suoi occhi.


Dottor Scilabra quando ha conosciuto Marcello Dell’Utri?

Nei primi mesi del 1986, il Cavaliere Arturo Cassina, mi disse: ‘Dottore Scilabra, vengo sollecitato da Vito Ciancimino per un finanziamento a un grande gruppo del Nord.
Io vorrei che lei lo riceva e ascolti le sue richieste’.
Dopo alcuni giorni Vito Ciancimino è venuto insieme al signor Marcello Dell’Utri.
Mentre Ciancimino lo conoscevo bene, era stato già assessore e sindaco, Dell’Utri per me era uno sconosciuto. Per accreditarsi mi disse che era palermitano, aggiunse che aveva un fratello gemello.
Poi entrò nel vivo.
Veniva a chiedere un finanziamento per il Cavaliere Berlusconi.

Perché la Fininvest di Milano chiedeva prestiti a Palermo?

Dell’Utri mi disse: ‘Abbiamo problemi al Nord con il sistema bancario e allora abbiamo tentato con l’amico Ciancimino di sentire cosa si può ottenere dalle piccole banche siciliane’.

La richiesta di finanziamento a quanto ammontava?

Circa 20 miliardi di vecchie lire. Il rischio però sarebbe stato suddiviso tra tutte le banche popolari della Sicilia.
Feci presente a Dell’Utri che per noi, piccole banche siciliane, quelle richieste erano troppo onerose.

Cosa le disse per convincerla?

Marcello Dell’Utri disse che il gruppo Fininvest avrebbe ripagato con congrui interessi l’operazione.
Voleva restituire tutto dopo 3 anni, in un’unica soluzione.
Solo gli interessi sarebbero stati pagati durante i 36 mesi.

Lei cosa rispose?

Io dissi: ‘Visto che lei è venuto accompagnato da Vito Ciancimino ne parlerò con le altre banche’.
Però aggiunsi che una restituzione a 36 mesi mi sembrava poco fattibile anche perché la Banca d’Italia e gli organi di vigilanza ci stavano con il fiato sul collo e avrebbero sicuramente avuto qualcosa da ridire.
Proposi allora di adottare il metodo revolving, cioè con dei rientri ogni 4 mesi del capitale.
In modo da permetterci anche di vedere come andavano queste aziende nel frattempo.

E in questa conversazione tra lei e Dell’Utri, che atteggiamento adottò Vito Ciancimino?
La mia impressione è che il ruolo di Ciancimino fosse un po’ quello del sensale dell’operazione.

In che rapporti erano Dell’Utri e Vito Ciancimino?

Cordiali.
Si vedeva che si conoscevano bene.
Comunque io mi riservai di decidere e passammo ai saluti.
Da allora non ho più visto di persona Dell’Utri.

E il finanziamento?

Dall’indomani io mi misi all’opera.
Contattai i presidenti e i direttori generali delle banche popolari più rappresentative per sentire il parere di colleghi più anziani di me.
Tutti dissero che l’operazione non era fattibile.
Era troppo rischiosa per le nostre piccole banche.

Perché il gruppo Berlusconi aveva bisogno di capitali?

Non capii esattamente se dovevano servire per la Edilnord, per la Fininvest o per la Standa (in realtà la Standa sarà comprata da Berlusconi solo anni dopo, ndr).
Comunque il gruppo Fininvest allora era indebitato per migliaia di miliardi.

Chi erano questi colleghi delle altre banche con i quali ha parlato del finanziamento a Berlusconi?

Contattai Francesco Garsia, direttore della Banca Popolare di Augusta; il barone Carlo La Lumia e il direttore Giuseppe Di Fede della Banca di Canicattì; l’avvocato Gaetano Trigilia della Banca di Siracusa; il barone Gangitano della Banca dell’Agricoltura, sempre di Canicattì; Francesco Romano della Popolare di Carini.
Allora erano le banche più rappresentative della Sicilia, con tanti sportelli e attivi congrui.
Feci’ da regista all’operazione perché ero nel capoluogo, Palermo, ed ero il più giovane, tanto che gli altri sono quasi tutti morti.

E come è finita la storia?
Ciancimino tornò da me, da solo.
E gli dissi che l’operazione non poteva andare avanti per i motivi che ho detto.

Come la prese Ciancimino?

Molto male.
Nell’operazione secondo me lui si sarebbe certamente ritagliato una mediazione perché secondo me per lui questo oramai era un mestiere.
Fu sgradevole come suo solito.
Mi disse che eravamo una bancarella, che eravamo tirchi, che avevamo fatto male e che dovevamo dare questi soldi a Berlusconi, un grosso imprenditore che avrebbe pagato interessi congrui.

E Cassina come la prese?

Ovviamente io avevo riferito tutto al commendatore che mi disse di fare tutto il possibile ma – comunque – sempre tutelando l’interesse della banca.

Ci può raccontare chi era secondo lei il Conte Cassina, come lo chiamavano allora?

Era in realtà un signore venuto da Como che usurpò il titolo nobiliare al fratello e che iniziò a lavorare nelle manutenzioni stradali nel dopoguerra.
Così entrò in rapporti con Ciancimino, assessore ai lavori pubblici e poi sindaco di Palermo.

E chi erano gli altri soci della banca?

La banca era una piccola popolare con dei soci di riferimento.
Oltre a Cassina c’era il cavaliere Alfredo Spatafora, ricchissimo titolare di una catena di negozi di scarpe in tutta Italia e il commendatore D’Agostino che operava nel campo delle opere marittime.

Sta parlando di quel Benni D’Agostino, arrestato nel 1997 e poi condannato per mafia, già socio nel periodo 1979-80 del presidente del Senato Renato Schifani?

Sì, lui era il figlio del commendatore ma si occupava anche lui dell’azienda e lo conoscevo, come il padre.

Perché Cassina era così potente?

Cassina a Palermo era come Costanzo, Rendo e Graci messi insieme a Catania.
A Palermo era come Agnelli a Torino.
Nella sua villa aveva impiantato uno zoo con centinaia di animali: leoni, leopardi, coccodrilli, giraffe e zebre.
Gestiva l’Ordine del Grande Sepolcro di Palermo dove faceva entrare chi diceva lui.
Funzionari di polizia, prefetti, politici e mafiosi e colletti bianchi facevano la fila mentre io, ovviamente, me ne fottevo. Cassina era molto amico anche di Gheddafi, che gli affidava gli appalti in Libia.
Uno dei primi libretti verdi della rivoluzione del Colonnello finì nelle mie mani perché Gheddafi lo aveva donato personalmente a Cassina che aveva fatto impiantare le tende nei suoi saloni in suo onore.

Ma perché Cassina aveva il monopolio degli appalti?

Nella sua ditta c’era addirittura un distributore delle tangenti.
Si chiamava ragioniere D’Agostina, detto manuzza.
Il commendatore mi chiamava la sera e mi chiedeva di far preparare al cassiere decine di milioni di vecchie lire in contanti.
Al mattino si presentava il ragioniere e mi lasciava un assegno che veniva addebitato sui conti di Cassina.
Quei soldi servivano per politici e funzionari.
Il ragioniere mi diceva: ‘Assai ci costano i politici al conte Cassina’”.

Chi erano i correntisti della banca?

Prima che io diventassi direttore c’era il papa della mafia, Michele Greco.
Era amico del vicepresidente Giuseppe Guttadauro, ex deputato monarchico legato alla mafia di Ciaculli, che fu cacciato dalla banca.

Cosa pensa dei racconti di Massimo Ciancimino sui rapporti economici tra il padre e Silvio Berlusconi?

Per me, al 99 per cento, Massimo Ciancimino dice la verità.
Comunque da quello che ho visto io, Ciancimino era un uomo venale.
A lui interessava l’argent , cioè i soldi della mediazione.
Non era una persona raffinata.
Il raffinatissimo, secondo me, era Marcello Dell’Utri.

Quali erano i rapporti tra Ciancimino e Cassina?

Erano culo e camicia.
Quando Ciancimino era assessore, tutte le strade, gli acquedotti e le fognature erano appaltate alle ditte di Cassina.
Al punto che tutte le mappe delle reti non erano in comune ma in mano a Cassina, anzi nella casa di un capomastro.
Se il comune voleva riparare una strada doveva chiedere le mappe a lui.
Fu proprio il capomastro a spiegarmi il meccanismo.
Un giorno si presentò nel mio ufficio e mi chiese un prestito di 500 milioni di lire dell’epoca, che ovviamente gli rifiutai.
Lui allora si inalberò e mi spiegò che non era un capomastro qualsiasi ma quello che aveva le mappe.
Alla fine ottenne il prestito, anche se molto inferiore.

A proposito di prestiti rischiosi, lei si è pentito di non avere dato quei 20 miliardi all’uomo più potente d’Italia?
No. Ma che scherziamo?
 
La centrale rischi bancari indicava per il gruppo Berlusconi un’esposizione per migliaia di miliardi.
Era troppo rischioso e avremmo rischiato seriamente di perdere tutti i soldi.

Perché oggi racconta questa storia?

Perché sono stufo delle bugie.
 
Per capire l’Italia di oggi bisogna partire dalle storie come quella di Cassina, che io ho vissuto.
 
E per costruire un paese migliore bisogna cominciare a raccontare tutta la verità.

da Il Fatto Quotidiano del 23 ottobre 2010

www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/23/l%e2%80%99onore-dei-soldi/73126/

11 giugno 2010

Il ddl Alfano sulle intercettazioni

Il Presidente Napolitano non firmi il ddl Alfano sulle intercettazioni

ariseb.jpg     Data la gravità della situazione, riteniamo necessario non lasciare nulla di intentato, e vi esortiamo a inviare il seguente messaggio al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere di non firmare il ddl Alfano sulle intercettazioni.

1) Copia il messaggio
2) Clicca sul link
 
 
3) Incolla il messaggio
4) Inserisci i tuoi dati (impiegherai qualche secondo, ma è per una giusta causa)
5) Clicca su invia
6) Riceverai poi un’email sul tuo indirizzo di posta elettronica dal Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica: clicca sul link contenuto nell’email per confermare l’invio
7) Inserire l'oggetto: scegliete voi il testo dell’oggetto per evitare che le email vengano bloccate

 
***

Gentile Presidente Giorgio Napolitano,
 
Le scrivo per chiederLe di non promulgare la legge sulle intercettazioni, che, a quanto pare, verrà approvata dal Parlamento in tempi inspiegabilmente rapidi (si tratta realmente di una priorità per il nostro paese?).
 
Ritengo questo provvedimento lesivo del mio diritto di essere informato perché i cittadini hanno il diritto di sapere e di essere correttamente informati!
 
I diritti di espressione e di informazione non possono essere sacrificati in nome della tutela del diritto alla riservatezza.
 
La tutela della privacy non si persegue imbavagliando la stampa e l’editoria, e neppure limitando le intercettazioni perché, così facendo, si ostacola il prezioso lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine nella loro quotidiana lotta alla criminalità.
 
Se effettivamente si vuole regolamentare le intercettazioni, si preveda l’introduzione di una “udienza-filtro”, cioè la possibilità per il magistrato di sottoporre ad un ulteriore stralcio i testi delle intercettazioni e degli altri atti portati a conoscenza delle parti, per secretare quei passaggi che riguardino terze persone estranee all’inchiesta o anche gli stessi indagati, ma per aspetti privati non essenziali all’indagine.
 
Ma non si privi mai l’opinione pubblica del diritto di conoscere e di capire.
 
Si sente spesso dire che il Parlamento è lo specchio della società.
 
Bene, lo si sappia chiaramente: moltissimi cittadini, dei più diversi orientamenti politici, considerano il ddl Alfano una vera e propria censura.
 
I nostri rappresentanti politici non possono in alcun modo arrogarsi il diritto di censurare la stampa, perché è l’unico strumento che permette a noi cittadini di verificare il loro operato.
 
Tutta la classe politica italiana deve tenere ben presente che, in democrazia, gli eletti sono tenuti a rendere conto di ciò che fanno agli elettori.
 
E, nelle vesti di amministratori pubblici, i politici hanno il dovere della trasparenza.
 
Mi rivolgo quindi a Lei, il garante della Costituzione, affinché a tutti i cittadini italiani vengano assicurati i diritti di espressione e di informazione, quegli stessi diritti che la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha definito prevalenti sul diritto alla riservatezza.

Cordiali saluti
http://www.valigiablu.it/

11 giugno 2010

Le loro mani nelle nostre tasche

Da LETTERE e RISPOSTE

Le loro mani nelle nostre tasche

Postato in Lettere il 11 giugno, 2010

La manovra finanziaria progettata da questo governo, per una nazione che se la passa meglio delle altre, che non ha problemi presenti, né futuri, con una economia in netta ripresa, esportazioni aumentate, evasione fiscale sotto controllo, ha tutti i crismi di una ulteriore illusione proveniente dalle apparenze che si sostituiscono alla realtà.

L’abusato slogan di “non mettere le mani nelle tasche degli italiani”, ne rappresenta la sintesi più evidente e più ipocrita.

Secondo la logica di questo governo, le mani nelle tasche degli italiani si mettono solo aumentando le imposte dirette, che il governo non intende aumentare per non colpire i grandi patrimoni che garantiscono continuità al governo; grandi patrimoni già ampiamente premiati con lo scudo fiscale che ha reso anonimi tutti quei capitali frutto di evasioni, estorsioni, pizzi, malaffare, traffico di armi e droghe, tangenti, truffe, scalate e amenità varie.

Ma servono quattrini, perché la verità è ben diversa dalle illusioni esaltate; servono quattrini per mantenere a galla questa barca che fa acqua da tutte le parti, e fornire l’illusione di un benessere che però è riservato ai pochi della casta.

Ecco che viene legiferata una manovra che si aggiunge a tutte le altre indirizzate a colpire sempre i soliti a reddito fisso. Comuni, province, regioni hanno mano libera per costringere i cittadini a mettere le mani nelle proprie tasche per ottenere quei servizi, già ampiamente pagati, ma diventati inefficaci, stente la sottrazione dei finanziamenti.

Si chiamano “privatizzazioni” e sono quelle manovre affidate a gruppi di potere che pretendono, in forza di legge, di farci pagare anche l’aria che respiriamo.

Privatizzati i parcheggi con le strisce blu; privatizzata la riscossione di balzelli vari al fine di poter elargire l’agio sempre ai soliti gruppi di potere occulto; minacciata privatizzazione dell’acqua, dei rifornimenti all’esercito, dei servizi pubblici. Tutto ciò si aggiunge al regalo dell’Alitalia ad una cordata di eroici imprenditori… con quattrini pubblici.

L’aumento esponenziale delle tasse indirette, che paghiamo tutti nella medesima dimensione, è lo strumento principe di disuguaglianza sociale, perché serve solo a impoverire i poveri e dilatare le fortune esistenti.

La prova sta nella enorme differenza esistente tra la produzione da lavoro e la commercializzazione industrializzata; si tratta di un passaggio di valuta che costringe il lavoro a non essere retribuito, mentre esalta i rendimenti di quanti hanno posto a disposizione del mercato solamente servizi ausiliari che non generano lavoro anzi ne bloccano lo sviluppo, portando al fallimento le piccole aziende artigianali, a gestione familiare, che una volta rappresentavano l’ossatura principale dell’economia e furono i maggiori attori del miracolo economico degli anno ’60.

Ora viene progettato un miracolo economico inverso: al termine di questa crisi, che non finirà mai, ma ci diranno che è finita, ritroveremo l’85% del patrimonio nazionale nelle mani del 15% della popolazione, che renderà controllabile e ricattabile l’economia, mentre grandi capitali prenderanno la via delle isole felici, in attesa del prossimo condono.

E’ la strada tortuosa, nascosta da panorami di carta, che conduce alla rivolta popolare.

Rosario Amico Roxas

15 gennaio 2010

Tutte le Leggi “Ad Berlusconem



La Memoria non basta. Ma è un buon inizio.

Dal Blog di Damiano Rama

Ricordarsi che nei poco più che 7 anni di Governo, un signore ha ottenuto almeno 17 leggi calcolate su misura per se, le proprie aziende, i propri familiari, i propri collaboratori, questo è un buon inizio.

Interesse privato in atti d’ufficio, questo è il conflitto di interessi.

E questi interessi, purtroppo per l’Italia, li coltiva anche la cosiddetta sinistra. 

Non ho infatti elencato le numerose e importanti leggi che hanno di fatto favorito e protetto patrimonio e potere del signor B. Leggi promulgate quando era al Governo il centrosinistra. 

(Due esempio su tutte:

1-il l’appoggio politico speciale alla quotazione in Borsa, contro le normali pratiche vigenti, della Fininvest all’epoca enormemente indebitata.

2-Il costante, pertinace rifiuto ad applicare le numerose sentenze italiane ed europee che imponevano lo spostamento di Rete 4 sul satellite, avendo perso la gara d’appalto per le frequenze televisive nazionali.)

Non entro nel merito dei processi, ma la semplice esistenza di questa lista, la semplice ignoranza di questa lista che affligge varie decine di milioni di italiani, disegna un’anomalia che ci toglie il diritto di parlare di “Democrazia”.

Buona lettura  della Pagina al Link qui sotto copiato

http://damianorama.wordpress.com/2010/01/13/tutte-le-leggi-ad-berlusconem/


1 gennaio 2010

Da un Valido e Genuino commentatore

Scrive molto sul Blog di Beppe Grillo

Il pericolo maggiore che la rete rappresenta per il regime mafioso dei mass-media (TV ed altro) è l'aver scoperto la presenza in forti volumi di altri umani anti-ciarpame berlusconista .

E' ovvio che il troll infiltrato, fingendosi al limite anche "anarchico-rivoluzionario" a chiacchiere, si pone contro chi tenta di UNIRE in una grande coalizione i veri pensieri contro l'attuale pseudo-ideologia .

Aggiungiamo a costoro anche serpi striscianti inviati dal mondo dell'informazaione e comunicazione, dal sottobosco della POLITICA Spa e dei sotto-blogs, che cercano continuamente di deviare il pensiero e l'oggetto scrivente del bloggher che ha un minimo di esperienza in più o pubblica contenuti che danno fastidio alla suddetta POLITICA Spa.

Una esperienza che non scaturisce solo da una qualità intellettuale che rientra nella normalità, ma anche da "pezzi" di vita vissuta.

Nell'e-mail degli auguri agli amici più stretti, ho citato dei fatti reali anche se (MINI) Max mi ha risposto che forse ho alzato troppo il gomito a causa della festa.

Gli ricordo che chi è "alticcio" scrive/dice sempre la verità (In Vino Veritas)

Comunque.

Nel costruire una "forte corazzata" è naturale che la zavorra di debole costituzione rimanga FUORI.

Altrimenti la suddetta corazzata affonderà ancor prima di iniziare a navigare.

UNO conta UNO. 

Bene, fino a quando questo UNO non sia un TROLL (od un esercito di TROLLS veri o finti..dicasi di Multifox e Multi-Task)

Non sia il classico infiltrato anti-Grillo o anti-Di Pietro e al limite non sia contro le IDEE SOCIALI per la RINASCITA della massa che ora è soggiogata appunto dai mass-media .

IL RESTO è ROBA DA PEZZENTI MORALI.


Molti si ricosceranno in questa definizione, presumo.

HASTA - morale - vaffanculo ai "trolls" (anche finti)

MagicLenin RedArmy (p.a.c.) 01.01.10 10:52|



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permalink | inviato da aaabbbccc il 1/1/2010 alle 15:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

28 dicembre 2009

Dal Messaggero di INCIUCIOPOLI

Il Buon Marco, titola il PASSAPAROLA di oggi

Da La Repubblica, anno 2008 

L'Europarlamento nega al gip Forleo la possibilità di considerarle prove

La decisione a stragrande maggioranza con 543 voti a favore e 43 contrari

Intercettazioni sull'Unipol: 

D'Alema conserva l'immunità

BRUXELLES -

Nell'esame del caso Unipol non potranno essere utilizzate le intercettazioni delle conversazioni telefoniche nelle quali compare la voce di Massimo D'Alema.

Il Parlamento Europeo ha infatti negato oggi la revoca dell'immunità parlamentare necessaria visto che all'epoca dei fatti l'ex ministro degli Esteri aveva un seggio a Strasburgo.

La richiesta di revoca dell'immunità parlamentare riguardava infatti l'utilizzo "di intercettazioni indirette di parlamentari che conversano con utenti regolarmente intercettati".

Il tutto nel quadro del procedimento penale relativo al tentativo di acquisizione della Banca Nazionale del Lavoro.

La decisione dell'Europarlamento è stata presa in sessione plenaria a stragrande maggioranza: 543 voti a favore, 43 contro e 90 astensioni.

A chiedere alla Camera dei deputati e al Senato di poter utilizzare quel materiale di prova, nel quale comparivano anche le conversazioni di altri politici eletti a Montecitorio e Palazzo Madama, era stato il 20 luglio 2007 il giudice per le indagini preliminari di Milano Clementina Forleo.

Nell'ottobre 2007 la Camera aveva però rinviato a Strasburgo la richiesta relativa a D'Alema visto che all'epoca l'esponente degli allora Ds era europarlamentare. (18 novembre 2008)

http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/politica/immunita-d-alema/immunita-d-alema/immunita-d-alema.html
 

Buona Lettura

21 dicembre 2009

Dei COMPLOTTI UTILI

 Dal Mini-Archivio della Virtual Moviola

1-il termine COMPLOTTO, viene abilmente ***propagandato*** proprio dalla informazione che fa capo sopratutto all'omino ed e' una di quelle paroline magiche, o SLOGAN utilissime, per deviare e fuorviare l'attenzione di quel segmento della popolazione che ha LEGITTIME domande su cio' che ha visto del deprecabile assalto all'Omino

2-detto termine, nella sua connotazione, natura e significato, evidenzia il ridicolo di ogni avvenimento etichettabile col detto termine ed accomuna o puo' forzatamente accomunare un COMPLOTTO SERIO con un COMPLOTTO da BUFFONI o MATTI

3- la storia e' piena satura di PIANI folli (PIANI e STRATEGIE anche MEDIATICHE e non complotti) che il Potere crea per la sua sopravvivenza od ogni altro scopo che in certi momenti della sua esistenza, si verificano ed a cui occorre porvi immediato rimedio

4-il FORTE IMPATTO di un evento come l'assalto condannabile al Premier, ha OFFUSCATO l'importanza della Commemorazione del giorno prima, **40 anni della Strage di PIAZZA FONTANA** ed il significato della stessa nella nostra storia di ieri che e' alla base di tante realta' del Mondo Politico di oggi

La REAZIONE della Piazza a detta commemorazione e' stata molto INDICATIVA di uno stato d'animo MOLTO TESO...
com
Dal mondo dell'analisi in senso ampio dei fatti storici e loro collegamento ed altri significati, il GROSSO IMPATTO dell'assalto, ripeto, ha OFFUSCATO un altrettanto FORTE EVENTO del giorno prima

Da li' (mia opinione) una ricostruzione dell'EVENTO deve partire, gli analisti dicono: dalla decisione di avere un COMIZIO dell'Omino e dai toni molto provocatori.. e da chi l'ha presa quella decisione, e quali considerazioni sono state fatte al riguardo dei rischi che il clima del giorno precedente suggeriva come presenti etc etc

Buona Lettura

4 dicembre 2009

La Saga del Nuovo Millennio

Da La Repubblica

Una Cronaca molto esaustiva di cio' che succede al Bunker del Tribunale Torinese

http://www.repubblica.it/2009/12/dirette/sezioni/cronaca/spatuzza-processo/spatuzza-processo/index.html

Estratti da sprazzi di MINI-DICHIARAZIONI colte al volo, qua' e la'...ed altro

'I Graviano?

Non li ho mai conosciuti, io non conosco nessuno.

Lo ha detto il senatore Marcello Dell'Utri, in una pausa del processo d'appello che lo vede imputato per il reato di concorso in associazione mafiosa.

"Provenzano? Sta scherzando", ha aggiuto rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se conoscesse questi personaggi.

"Io conoscevo Vittorio Mangano - ha affermato Dell'Utri - punto e basta".

E sarebbe del tutto ovvio, porre al Senatore Marcello Dell'Utri una domanda PACATA per ottenere una risposta PACATA, e non una barzelletta come RISPOSTA...

Ahime', il BARZELLETTARE ad ogni occasione, e di fronte ad OGNI SITUAZIONE ANCHE ADULTA, e' l'Ideologia e Strategia dettata dai CONSULENTI del NANO-SYSTEM(tm)

Ideologie e Strategie generosamente amplificate dal Tubo Catodico, dal Cartaceo e non solo quello:

Con l'arruolamento IN OMBRA di eserciti di STRANI BLOGGARI e pimpanti BLOGGARE alla **guarda il tanga**, dette IDEOLOGIE e STRATEGIE a contenuto **ISOLA dei FAMOSI e simil-trash** vengono SPALMATE anche in Rete, con particolare cura sui Blogs che fanno INFORMAZIONE

Con l'uso intenso di apparati di comunicazione stile SMS ed altro, l'industria del PUBBLICO PIZZINI su COMMISSIONE, sta vivendo un momento aureo

Bene bene

E sul Mangano..che MAI venne assunto per la necessita' di lavorare come STALLIERE, basta darsi un'occhiata almeno al seguente Link, dove alcune Fammigghie vengono citate

http://it.wikipedia.org/wiki/Vincent_Mangano

 

Ovviamente, il mondo dei Liberals, urlera' che un Mangano non e' necessariamente un altro Mangano: del tutto e pienamente d'accordo sul NON ASSOCIARE, ed in un clima democratico, civile e di ONESTO CONTRADDITORIO, accordiamoci pertanto sul NON DISSOCIARE

 

Leggasi, alla pagina di cui al Link sopracitato, di un MANGANO sparito

La Connection richiama la Pizza, ma oggi solo una abbondante porzione di TRENETTE con un Pesto preparato localmente, dal sapore di..l'intenzione era buona..:::)))

Indi, Buona Lettura

ps

Seguiranno in prossimi posts, alcune righe di ricerca sui GRAVIANO...spesso riportati dalla stampa estera, come **GRAVANO**....le leggere modifiche di nomi, in occasioni speciali, sono del tutto utili

 

 

 

4 dicembre 2009

Dal Blog di Beppe Grillo, 3 Dicembre 2009

Il MINIPOST

Morfeo Napolitano è incontenibile.

Di fronte a dei ragazzi ha monitato:

**Non credo si possa dire a nessuno che ritorneremo alla Roma imperiale, sarebbe eccessivo.

Però possiamo far crescere un Paese all'altezza delle conquiste delle società più avanzate**

Napolitano è stato modesto, come è nella sua natura.

Vuoi mettere Berlusconi con Barabba?

La Carfagna con il cavallo promosso senatore da Caligola?

E Brunetta con Eliogabalo?

Fini con Bruto?

Gli schiavi di allora con gli schiavi moderni?

Napolitano con Ponzio Pilato?

Non c'è confronto possibile.

Caro Morfeo, non siamo eccessivi se affermiamo di essere dei veri coglioni imperiali.

Postato il 3 Dicembre 2009 alle 23:27

Ed un grosso contributo alla ..ehm, ehm e triplo ehm...democrazia

Ascanio Celestini: Ponzio Pilato - tratto da "Parla con me"

http://www.youtube.com/watch?v=zW69z8asuhg

9 settembre 2009

Da **Voglio Scendere**

@ Commento # 19, Roland

ps

Commento preso a prestito, e restituibile

*****

Copio integralmente un PROFETICO INTERVENTO, che potrebbe anche contenere un tantino di auspicabile e desiderato

******


Grazie a Blob, pochi minuti fa, ho sentito per la prima volta una frase molto citata nel suo contesto filmico (anche voi?)

Padrone (al telefono): "Cos'è sto baccano???"

Il giornalista Humphrey Bogart (dall'altra parte del filo):

"È la stampa, bellezza, e non ci puoi fare niente!!!"

(la stampa nel senso delle rotative in azione, ma anche nel senso del giornale che sta per uscire e darà enormemente fastidio al padrone - chiamato "bellezza" ! )

Forte!

Spero che questo momento arrivi anche per l'Italia.

E presto!

*****

Un ottimo commento, Roland


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permalink | inviato da aaabbbccc il 9/9/2009 alle 3:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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