.
Annunci online

 
Edededed 
Diario di Bordo dalla Mini Super Corazzata BEPPE GRILLO, che Naviga
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 
  cerca


 

diario |
 
Diario
1visite.

23 luglio 2010

E per i blog resta la mannaia

E per i blog resta la mannaia

di Fabio Chiusi
L'ultimo testo del disegno di legge sulle intercettazioni non ha eliminato l'articolo che soffoca la conversazione in Internet: una sequela di obblighi burocratici che non esistono in nessun Paese libero
(21 luglio 2010)
Antonio Di Pietro e il sociologo Derrick de Kerckhove alla manifestazione contro la norma ammazzablog del 14 luglio 2009 Antonio Di Pietro e il sociologo Derrick de Kerckhove alla manifestazione contro la norma ammazzablog del 14 luglio 2009
 
Prima di cantare vittoria, meglio assicurarsi di poter aprire la bocca.
E il nuovo emendamento del governo al disegno di legge sulle intercettazioni, quello che secondo alcuni toglierebbe il "bavaglio", in realtà non lo consente.
Non in rete, almeno: dato che il comma 29 – meglio conosciuto come "ammazza-blog" - resta invariato.
Continuando così a prevedere l'estensione dell'obbligo di rettifica contenuto nella disciplina per la stampa ai "siti informatici".

Che cosa significa?
In soldoni, che qualsiasi blogger non rettifichi un post entro 48 ore dalla richiesta, rispettando inoltre stringenti criteri grafici, di posizionamento e visibilità, rischia di incorrere in una multa fino a 12.500 euro.
Insomma, bastano un paio di giorni al mare oppure una rettifica data nel modo sbagliato per ritrovarsi con diverse migliaia di euro da pagare.
Un ragazzo che scrive un'inesattezza e poi parte per un week end senza collegarsi a Internet, rischia di pagare carissima la sua breve vacanza.
Ma soprattutto, il solo pericolo che questo accada ha una evidente funzione deterrente e diseducativa: si insegna ai giovani la paura ad esprimersi, si disincentivano i ragazzi dall'aprire un blog.

Non solo: ma c'è il rischio molto concreto che nei decreti attuativi della legge, al fine di poter reperire il blogger a cui chiedere una rettifica, venga inserito l'obbligo per i blogger di "registrare" la propria testata presso qualche autorità (tribunale, Agcom o altro): il che ovviamente soffocherebbe ulteriormente - attraverso la burocrazia - l'apertura e la gestione dei blog.

Una norma del genere non esiste in nessun Paese libero: dagli Stati Uniti all'Europa, ciascun blogger è penalmente e civilmente responsabile di quello che scrive (come del resto già oggi in Italia) ma non esistono lacci burocratici finalizzati a scoraggiare le conversazioni in rete.

Ecco perché l'articolo ammazza web non piace nemmeno ad alcuni esponenti del Pdl, partito che pure l'ha partorita.
E così, dopo un lungo dialogo con la Rete, il deputato Roberto Cassinelli ha formulato una proposta di emendamento che nell'attuale versione reintroduce una qualche distinzione tra giornalismo amatoriale e professionistico, prevedendo diversi termini di decorrenza e ammontare della sanzione, ridotta a una cifra compresa tra 100 e 500 euro per le testate non registrate, che non svolgano "attività imprenditoriale" e che forniscano un indirizzo email valido tra i contatti. 

Anche l'"uomo internet" di Berlusconi, Antonio Palmieri, si è detto favorevole al testo di Cassinelli. Lo stesso dicasi per i finiani di Libertiamo e Farefuturo.

Nonostante questo, della proposta Cassinelli non si sa più nulla.
E' sparita nel grande mare delle proposte di legge non calendarizzate. Invece il disegno di legge Alfano è in procinto di essere approvato alla Camera per poi passare alla rilettura al Senato, con il testo definitivo che continua a soffocare i blog.

Ma anche se venisse discusso e approvato in tempo utile, il "lodo Cassinelli" sui blog sarebbe una soluzione soddisfacente?
Molti in Rete ne dubitano.
Prima di tutto i blogger stessi, le vere vittime degli eccessi di zelo di un legislatore che cerca disperatamente di fare di Internet un mezzo di comunicazione tradizionale (si pensi ai lacci apposti dal decreto Pisanu per quanto riguarda l'accesso da luoghi pubblici e in mobilità e a quelli, più recenti, previsti dal Romani, che di fatto rende aprire una web tv una procedura complicata quanto la gestione di un canale televisivo vero e proprio). 

In secondo luogo, i dubbi provengono dall'opposizione.
Il Pd ad esempio, al grido "Nessuno tocchi i blog", ha lanciato una mobilitazione online a firma Civati-Gentiloni-Orfini per chiedere l'abrogazione del comma 29.
Un "no" di principio, dunque, che si oppone senza appello all'idea che alle dinamiche del Web sia applicabile una disciplina concepita nel 1948, come quella sulla stampa, e che vorrebbe sullo stesso piano un blog e il sito di Repubblica. 
Una equiparazione che rischia di avere effetti devastanti per la libertà di espressione nel nostro Paese, e proprio nel luogo – la Rete – che ne decide sempre più le sorti.

Contro la norma ammazza Internet presente nel disegno di legge Alfano molti blogger si erano schierati fin dall'anno scorso, quando fu proclamato il primo sciopero dei blog (14 luglio 2009). 
Allora quasi nessuno parlava della legge bavaglio, un caso che è esploso solo negli ultimi mesi, quando è iniziata la discussione al Senato. 
Adesso la parte di bavaglio sui giornali sembra essere stata molto ridimensionata.
Quella che taglia le gambe ai blog invece è ancora lì. 
E rischia di diventare legge dello Stato.

11 giugno 2010

Il ddl Alfano sulle intercettazioni

Il Presidente Napolitano non firmi il ddl Alfano sulle intercettazioni

ariseb.jpg     Data la gravità della situazione, riteniamo necessario non lasciare nulla di intentato, e vi esortiamo a inviare il seguente messaggio al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere di non firmare il ddl Alfano sulle intercettazioni.

1) Copia il messaggio
2) Clicca sul link
 
 
3) Incolla il messaggio
4) Inserisci i tuoi dati (impiegherai qualche secondo, ma è per una giusta causa)
5) Clicca su invia
6) Riceverai poi un’email sul tuo indirizzo di posta elettronica dal Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica: clicca sul link contenuto nell’email per confermare l’invio
7) Inserire l'oggetto: scegliete voi il testo dell’oggetto per evitare che le email vengano bloccate

 
***

Gentile Presidente Giorgio Napolitano,
 
Le scrivo per chiederLe di non promulgare la legge sulle intercettazioni, che, a quanto pare, verrà approvata dal Parlamento in tempi inspiegabilmente rapidi (si tratta realmente di una priorità per il nostro paese?).
 
Ritengo questo provvedimento lesivo del mio diritto di essere informato perché i cittadini hanno il diritto di sapere e di essere correttamente informati!
 
I diritti di espressione e di informazione non possono essere sacrificati in nome della tutela del diritto alla riservatezza.
 
La tutela della privacy non si persegue imbavagliando la stampa e l’editoria, e neppure limitando le intercettazioni perché, così facendo, si ostacola il prezioso lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine nella loro quotidiana lotta alla criminalità.
 
Se effettivamente si vuole regolamentare le intercettazioni, si preveda l’introduzione di una “udienza-filtro”, cioè la possibilità per il magistrato di sottoporre ad un ulteriore stralcio i testi delle intercettazioni e degli altri atti portati a conoscenza delle parti, per secretare quei passaggi che riguardino terze persone estranee all’inchiesta o anche gli stessi indagati, ma per aspetti privati non essenziali all’indagine.
 
Ma non si privi mai l’opinione pubblica del diritto di conoscere e di capire.
 
Si sente spesso dire che il Parlamento è lo specchio della società.
 
Bene, lo si sappia chiaramente: moltissimi cittadini, dei più diversi orientamenti politici, considerano il ddl Alfano una vera e propria censura.
 
I nostri rappresentanti politici non possono in alcun modo arrogarsi il diritto di censurare la stampa, perché è l’unico strumento che permette a noi cittadini di verificare il loro operato.
 
Tutta la classe politica italiana deve tenere ben presente che, in democrazia, gli eletti sono tenuti a rendere conto di ciò che fanno agli elettori.
 
E, nelle vesti di amministratori pubblici, i politici hanno il dovere della trasparenza.
 
Mi rivolgo quindi a Lei, il garante della Costituzione, affinché a tutti i cittadini italiani vengano assicurati i diritti di espressione e di informazione, quegli stessi diritti che la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha definito prevalenti sul diritto alla riservatezza.

Cordiali saluti
http://www.valigiablu.it/

15 gennaio 2010

Tutte le Leggi “Ad Berlusconem



La Memoria non basta. Ma è un buon inizio.

Dal Blog di Damiano Rama

Ricordarsi che nei poco più che 7 anni di Governo, un signore ha ottenuto almeno 17 leggi calcolate su misura per se, le proprie aziende, i propri familiari, i propri collaboratori, questo è un buon inizio.

Interesse privato in atti d’ufficio, questo è il conflitto di interessi.

E questi interessi, purtroppo per l’Italia, li coltiva anche la cosiddetta sinistra. 

Non ho infatti elencato le numerose e importanti leggi che hanno di fatto favorito e protetto patrimonio e potere del signor B. Leggi promulgate quando era al Governo il centrosinistra. 

(Due esempio su tutte:

1-il l’appoggio politico speciale alla quotazione in Borsa, contro le normali pratiche vigenti, della Fininvest all’epoca enormemente indebitata.

2-Il costante, pertinace rifiuto ad applicare le numerose sentenze italiane ed europee che imponevano lo spostamento di Rete 4 sul satellite, avendo perso la gara d’appalto per le frequenze televisive nazionali.)

Non entro nel merito dei processi, ma la semplice esistenza di questa lista, la semplice ignoranza di questa lista che affligge varie decine di milioni di italiani, disegna un’anomalia che ci toglie il diritto di parlare di “Democrazia”.

Buona lettura  della Pagina al Link qui sotto copiato

http://damianorama.wordpress.com/2010/01/13/tutte-le-leggi-ad-berlusconem/


28 dicembre 2009

1776, La Dichiarazione d'Indipendenza

LA TIRANNIA MONDIALE: I FONDAMENTI DELLA MACCHINA PER UCCIDERE

E-mailStampaPDF
di Fidel Castro Ruz

Coloro che fondarono la nazione nordamericana non hanno potuto immaginare che ciò che allora proclamavano, portava, come qualsiasi altra società storica, i germi della sua stessa trasformazione. Nell’affascinante Dichiarazione d’Indipendenza del 1776, che mercoledì scorso ha compiuto 231 anni, s’affermava qualcosa che, in un modo o nell’altro, ci ha affascinato in molti: “Noi riteniamo quali verità di per se stesse evidenti, che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, fra questi la vita, la libertà e la ricerca delle felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di governo, tenda a negare tali fini, è diritto del popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo che si fondi su tali principi ed organizzi i suoi poteri nella forma che a suo giudizio meglio garantisca la sua sicurezza e felicità." Era il frutto dell’influenza dei migliori pensatori e filosofi di un Europa oppressa dal feudalesimo, dai privilegi dell’aristocrazia e dalle monarchie assolute. Jean Jacques Rousseau, nel suo famoso Contratto Sociale, affermò: “Il più forte non è mai sufficientemente forte per essere il padrone, se non trasforma la forza in diritto e l’obbedienza in dovere.” […] “La forza è un potere fisico; non vedo che tipo di moralità possa derivare dai suoi effetti. Cedere alla forza è un atto di necessità, non di volontà.” […] “Rinunciare alla libertà è rinunciare alla qualità dell’essere umano, ai diritti dell’Umanità, compresi i suoi doveri. Non vi è ricompensa possibile per chi rinuncia a tutto.”


Da altrenotizie.org

http://www.altrenotizie.org/multimedia/pescati-nella-rete/1200-la-tirannia-mondiale--i-fondamenti-della-macchina-per-uccidere.html


Buona Lettura dell'articolo completo, al link qui sopra

sfoglia
giugno        ottobre