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25 ottobre 2010

Caso drammatico: TERZIGNO

Testimonianza e lettera da un abitante di TERZIGNO, pubblicata in RETE da buoni NAVIGATORI, e per cui si prega di farne copia e diffonderla al meglio delle vostre possibilita', in lungo e largo, alla TAM-TAM insomma

“Buona sera, sono il dott. Nicola Boccia e sono residente a Terzigno.

Potrei scrivere centinaia di pagine su quanto sta accadendo a Terzigno, ma mi limito a descrivere i fatti più concreti che poi sono degenerati nell’intifada terzignese.

Nel 2008 il sindaco di Terzigno Domenico Auricchio firmava l’apertura delle due discariche nel Parco Nazionale del Vesuvio, patrimonio Unesco.

Dopo il ricorso da parte dell’Ente Parco contro la discarica, il governo con proprio decreto scavalcava la legge del parco e consentiva la definitiva apertura delle 2 discariche.

Nel 2009 dopo la sfiducia al sindaco Auricchio si ritornava alle elezioni ed il sindaco giurava sulla statua di padre Pio che lui non aveva mai firmato il consenso all’apertura delle discariche e che se fosse risalito avrebbe fatto chiudere anche la discarica n.1.

Salito nuovamente disattendeva, ovviamente tutte le promesse. Intanto l’agricoltura che ha reso famosa Terzigno nel mondo grazie al vino Lacryma Christi moriva e l’uva, le nocciole e le albicocche del Vesuvio rimanevano invendute a causa della presenza della discarica, facendo perdere centinaia di posti lavoro.

Inoltre il territorio è/era caratterizzato dalla presenza di decine di ristoranti aperti grazie alla buona tavola ed al favoloso panorama (il Vesuvio da un lato ed il golfo di Napoli dall’altro) che occupano/vano centinaia di persone ora ridotti in ginocchio a causa dei miasmi della discarica (ed ancora non apre la seconda discarica che è la più grande d’Europa).

Detto ciò, secondo voi, quando una persona perde il posto a causa della discarica e deve vedere i propri familiari ammalarsi di cancro, secondo voi che alternativa ha...?

Ovvio, scatena l’inferno.

Tale inferno non è niente se arriveranno i militari ad aprire la seconda discarica, perchè i più facinorosi impugneranno le armi ed allora, purtroppo, ci saranno molti morti.

”Nicola Boccia"


http://tabularasainformazione.wordpress.com/2010/10/23/una-lettera-da-terzigno-divulgatela-il-piu-possibile/

 

24 ottobre 2010

Marco Lillo: L'onore dei soldi

Marco Lillo: 23 ottobre 2010

 

L’onore dei soldi

Parla il banchiere Scilabra:

"L'ex sindaco di Palermo Ciancimino venne da me insieme a Dell'Utri a chiedere 20 miliardi per Berlusconi"



 
 
Vito Ciancimino e Marcello Dell’Utri nel 1986 chiesero insieme 20 miliardi di vecchie lire in prestito per le aziende di Silvio Berlusconi alla Banca Popolare di Palermo”.
 
A raccontare l’incontro che proverebbe i rapporti tra il gruppo Berlusconi e don Vito, sempre negati dal Cavaliere, non è Massimo Ciancimino o un pentito qualsiasi ma un manager di banca in pensione, che ha passato metà della sua vita nel cuore del potere siciliano e che ora ha deciso di aprire l’album dei ricordi.
 
Si chiama Giovanni Scilabra, oggi ha 72 anni e allora era direttore generale della Banca Popolare di Palermo del conte Arturo Cassina, il re degli appalti stradali, amico e sodale di Ciancimino.
 
L’ex manager è abbastanza deciso nel collocare l’incontro nel 1986.
Don Vito era stato arrestato da Giovanni Falcone per mafia nel 1985 e aveva l’obbligo di risiedere a Roma.
Ma il figlio Massimo ha raccontato che, grazie alle sue coperture, circolava indisturbato a Palermo.
 
“Nel 1985 era stata inaugurata la nuova sede della Banca Popolare di Palermo di fianco al Teatro Massimo”, cerca di riannodare i ricordi l’ex manager, “ricordo che l’incontro avvenne in quella sede”.
 
In pensione dal 1999, Scilabra ha più tempo da dedicare alla lettura.
L’ex manager ha seguito con attenzione le rivelazioni del Fatto sugli affari e gli incontri milanesi tra il Cavaliere e Ciancimino.
 
E, quando l’avvocato-onorevole Niccolò Ghedini ha dichiarato:
 
“Nessun rapporto né diretto né indiretto né tantomeno economico vi è mai stato fra Berlusconi e Vito Ciancimino. All’’epoca Berlusconi non sapeva chi fosse il sindaco di Palermo”,
 
Scilabra ci ha aperto la sua bella casa palermitana per dire quello che ha visto con i suoi occhi.


Dottor Scilabra quando ha conosciuto Marcello Dell’Utri?

Nei primi mesi del 1986, il Cavaliere Arturo Cassina, mi disse: ‘Dottore Scilabra, vengo sollecitato da Vito Ciancimino per un finanziamento a un grande gruppo del Nord.
Io vorrei che lei lo riceva e ascolti le sue richieste’.
Dopo alcuni giorni Vito Ciancimino è venuto insieme al signor Marcello Dell’Utri.
Mentre Ciancimino lo conoscevo bene, era stato già assessore e sindaco, Dell’Utri per me era uno sconosciuto. Per accreditarsi mi disse che era palermitano, aggiunse che aveva un fratello gemello.
Poi entrò nel vivo.
Veniva a chiedere un finanziamento per il Cavaliere Berlusconi.

Perché la Fininvest di Milano chiedeva prestiti a Palermo?

Dell’Utri mi disse: ‘Abbiamo problemi al Nord con il sistema bancario e allora abbiamo tentato con l’amico Ciancimino di sentire cosa si può ottenere dalle piccole banche siciliane’.

La richiesta di finanziamento a quanto ammontava?

Circa 20 miliardi di vecchie lire. Il rischio però sarebbe stato suddiviso tra tutte le banche popolari della Sicilia.
Feci presente a Dell’Utri che per noi, piccole banche siciliane, quelle richieste erano troppo onerose.

Cosa le disse per convincerla?

Marcello Dell’Utri disse che il gruppo Fininvest avrebbe ripagato con congrui interessi l’operazione.
Voleva restituire tutto dopo 3 anni, in un’unica soluzione.
Solo gli interessi sarebbero stati pagati durante i 36 mesi.

Lei cosa rispose?

Io dissi: ‘Visto che lei è venuto accompagnato da Vito Ciancimino ne parlerò con le altre banche’.
Però aggiunsi che una restituzione a 36 mesi mi sembrava poco fattibile anche perché la Banca d’Italia e gli organi di vigilanza ci stavano con il fiato sul collo e avrebbero sicuramente avuto qualcosa da ridire.
Proposi allora di adottare il metodo revolving, cioè con dei rientri ogni 4 mesi del capitale.
In modo da permetterci anche di vedere come andavano queste aziende nel frattempo.

E in questa conversazione tra lei e Dell’Utri, che atteggiamento adottò Vito Ciancimino?
La mia impressione è che il ruolo di Ciancimino fosse un po’ quello del sensale dell’operazione.

In che rapporti erano Dell’Utri e Vito Ciancimino?

Cordiali.
Si vedeva che si conoscevano bene.
Comunque io mi riservai di decidere e passammo ai saluti.
Da allora non ho più visto di persona Dell’Utri.

E il finanziamento?

Dall’indomani io mi misi all’opera.
Contattai i presidenti e i direttori generali delle banche popolari più rappresentative per sentire il parere di colleghi più anziani di me.
Tutti dissero che l’operazione non era fattibile.
Era troppo rischiosa per le nostre piccole banche.

Perché il gruppo Berlusconi aveva bisogno di capitali?

Non capii esattamente se dovevano servire per la Edilnord, per la Fininvest o per la Standa (in realtà la Standa sarà comprata da Berlusconi solo anni dopo, ndr).
Comunque il gruppo Fininvest allora era indebitato per migliaia di miliardi.

Chi erano questi colleghi delle altre banche con i quali ha parlato del finanziamento a Berlusconi?

Contattai Francesco Garsia, direttore della Banca Popolare di Augusta; il barone Carlo La Lumia e il direttore Giuseppe Di Fede della Banca di Canicattì; l’avvocato Gaetano Trigilia della Banca di Siracusa; il barone Gangitano della Banca dell’Agricoltura, sempre di Canicattì; Francesco Romano della Popolare di Carini.
Allora erano le banche più rappresentative della Sicilia, con tanti sportelli e attivi congrui.
Feci’ da regista all’operazione perché ero nel capoluogo, Palermo, ed ero il più giovane, tanto che gli altri sono quasi tutti morti.

E come è finita la storia?
Ciancimino tornò da me, da solo.
E gli dissi che l’operazione non poteva andare avanti per i motivi che ho detto.

Come la prese Ciancimino?

Molto male.
Nell’operazione secondo me lui si sarebbe certamente ritagliato una mediazione perché secondo me per lui questo oramai era un mestiere.
Fu sgradevole come suo solito.
Mi disse che eravamo una bancarella, che eravamo tirchi, che avevamo fatto male e che dovevamo dare questi soldi a Berlusconi, un grosso imprenditore che avrebbe pagato interessi congrui.

E Cassina come la prese?

Ovviamente io avevo riferito tutto al commendatore che mi disse di fare tutto il possibile ma – comunque – sempre tutelando l’interesse della banca.

Ci può raccontare chi era secondo lei il Conte Cassina, come lo chiamavano allora?

Era in realtà un signore venuto da Como che usurpò il titolo nobiliare al fratello e che iniziò a lavorare nelle manutenzioni stradali nel dopoguerra.
Così entrò in rapporti con Ciancimino, assessore ai lavori pubblici e poi sindaco di Palermo.

E chi erano gli altri soci della banca?

La banca era una piccola popolare con dei soci di riferimento.
Oltre a Cassina c’era il cavaliere Alfredo Spatafora, ricchissimo titolare di una catena di negozi di scarpe in tutta Italia e il commendatore D’Agostino che operava nel campo delle opere marittime.

Sta parlando di quel Benni D’Agostino, arrestato nel 1997 e poi condannato per mafia, già socio nel periodo 1979-80 del presidente del Senato Renato Schifani?

Sì, lui era il figlio del commendatore ma si occupava anche lui dell’azienda e lo conoscevo, come il padre.

Perché Cassina era così potente?

Cassina a Palermo era come Costanzo, Rendo e Graci messi insieme a Catania.
A Palermo era come Agnelli a Torino.
Nella sua villa aveva impiantato uno zoo con centinaia di animali: leoni, leopardi, coccodrilli, giraffe e zebre.
Gestiva l’Ordine del Grande Sepolcro di Palermo dove faceva entrare chi diceva lui.
Funzionari di polizia, prefetti, politici e mafiosi e colletti bianchi facevano la fila mentre io, ovviamente, me ne fottevo. Cassina era molto amico anche di Gheddafi, che gli affidava gli appalti in Libia.
Uno dei primi libretti verdi della rivoluzione del Colonnello finì nelle mie mani perché Gheddafi lo aveva donato personalmente a Cassina che aveva fatto impiantare le tende nei suoi saloni in suo onore.

Ma perché Cassina aveva il monopolio degli appalti?

Nella sua ditta c’era addirittura un distributore delle tangenti.
Si chiamava ragioniere D’Agostina, detto manuzza.
Il commendatore mi chiamava la sera e mi chiedeva di far preparare al cassiere decine di milioni di vecchie lire in contanti.
Al mattino si presentava il ragioniere e mi lasciava un assegno che veniva addebitato sui conti di Cassina.
Quei soldi servivano per politici e funzionari.
Il ragioniere mi diceva: ‘Assai ci costano i politici al conte Cassina’”.

Chi erano i correntisti della banca?

Prima che io diventassi direttore c’era il papa della mafia, Michele Greco.
Era amico del vicepresidente Giuseppe Guttadauro, ex deputato monarchico legato alla mafia di Ciaculli, che fu cacciato dalla banca.

Cosa pensa dei racconti di Massimo Ciancimino sui rapporti economici tra il padre e Silvio Berlusconi?

Per me, al 99 per cento, Massimo Ciancimino dice la verità.
Comunque da quello che ho visto io, Ciancimino era un uomo venale.
A lui interessava l’argent , cioè i soldi della mediazione.
Non era una persona raffinata.
Il raffinatissimo, secondo me, era Marcello Dell’Utri.

Quali erano i rapporti tra Ciancimino e Cassina?

Erano culo e camicia.
Quando Ciancimino era assessore, tutte le strade, gli acquedotti e le fognature erano appaltate alle ditte di Cassina.
Al punto che tutte le mappe delle reti non erano in comune ma in mano a Cassina, anzi nella casa di un capomastro.
Se il comune voleva riparare una strada doveva chiedere le mappe a lui.
Fu proprio il capomastro a spiegarmi il meccanismo.
Un giorno si presentò nel mio ufficio e mi chiese un prestito di 500 milioni di lire dell’epoca, che ovviamente gli rifiutai.
Lui allora si inalberò e mi spiegò che non era un capomastro qualsiasi ma quello che aveva le mappe.
Alla fine ottenne il prestito, anche se molto inferiore.

A proposito di prestiti rischiosi, lei si è pentito di non avere dato quei 20 miliardi all’uomo più potente d’Italia?
No. Ma che scherziamo?
 
La centrale rischi bancari indicava per il gruppo Berlusconi un’esposizione per migliaia di miliardi.
Era troppo rischioso e avremmo rischiato seriamente di perdere tutti i soldi.

Perché oggi racconta questa storia?

Perché sono stufo delle bugie.
 
Per capire l’Italia di oggi bisogna partire dalle storie come quella di Cassina, che io ho vissuto.
 
E per costruire un paese migliore bisogna cominciare a raccontare tutta la verità.

da Il Fatto Quotidiano del 23 ottobre 2010

www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/23/l%e2%80%99onore-dei-soldi/73126/

21 ottobre 2010

Dalla penna della Buona Sonia Alfano..Il Dr. MASI

Blog di Sonia Alfano: 16 ottobre 2010 

Solidarietà al soldato Masi

All’indomani di Anno Zero, la mia solidarietà va a Mauro Masi.
 
Solidarietà e sostegno morale per quello che ormai è diventato un impellente caso umano di cui la politica deve farsi carico.
 
Lo guardo, così pallido, con quei baffi in stile “Clemente J. Mimun II”.
 
E’ un uomo solo in trincea, abbracciato al suo fucile, che aspetta gli alleati che nel frattempo però sono tutti tornati a casa a bere ottimo vino alla sua salute.

E’ davvero incredibile: ad ogni sua azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
 
Cerca di obbedire al capo sospendendo i talk shows durante le ultime elezioni Regionali, affinchè Santoro & Co. non possano raccontare delle sventure giudiziarie di B. e dei suoi, e in un paio di settimane il giornalista organizza Raiperunanotte, trasmettendo sul web e totalizzando 125 mila spettatori.
 
La Rai, in compenso, perde in un sol colpo 7 milioni di euro a causa della mancata messa in onda di Annozero, Ballarò e Porta a Porta.
 
Se si pensa che Masi è anche un economista, il dramma assume contorni biblici.

Poi, qualche giorno fa, ci riprova: il suo cuore non ha pace, deve riconquistare Berlusconi dopo le ultime mediocri prestazioni.
 
Quale migliore occasione di una sospensione per Michele Santoro, per 10 giorni, dopo le aspre critiche che gli ha rivolto per non aver rinnovato i contratti di Marco Travaglio e di Vauro.
 
Vuole far saltare due puntate di Annozero: le prove generali della chiusura.
 
E’ entusiasta il piccolo Mauro, corre felice per i campi di grano, coglie le spighe e si addobba il capo.
 
Non sa che la tragedia è dietro l’angolo.
 
Anche stavolta la sorte è gli è avversa e nemica: alla notizia della sospensione, 6.283.000 telespettatori (il secondo miglior risultato di sempre), ovvero il 23,47%, hanno guardato giovedì sera Anno Zero.
 
Un dato che si infrange dritto sulla brillante dentatura del Dg Masi.

Poteva essere finita per il direttore generale che da sempre ha come obiettivo ed incarico primario, quasi esclusivo (una sorta di co.co.pro.) la cacciata di Santoro, ma le disgrazie non arrivano mai da sole.
 
Qualche ora fa Santoro ha formalizzato la richiesta di arbitrato contro la sospensione, dunque fino al giudizio dell’arbitro Annozero andrà regolarmente in onda, cercando di polverizzare i record per indurre la Rai a cacciare un direttore generale che sembra essere stato assunto per distruggere la televisione pubblica, ad esclusivo vantaggio commerciale e politico di Berlusconi.

Me lo immagino adesso Masi, come un bambino che torna a casa tutto sporco di fango dopo i giochi e che svoltato l’angolo, vede in lontananza la mamma furente che lo attende al varco per una feroce ramanzina con tutte le pene accessorie del caso.
 
Per questo credo che l’unica vittima in tutta la vicenda sia lui, il piccolo Masi.
 
A lui tutta la mia solidarietà e anche un caloroso abbraccio.

www.ilfattoquotidiano.it/blog/salfano/
 


 

21 ottobre 2010

Capitalismo: Una descrizione in forma pittorica

Una piramide che ben rappresenta l' ELEMENTARE, in essenza, struttura gerarchica di cio' che e' definibile come GRANDE POTERE o POTERE: un sistema
E' forza il detto GRANDE POTERE, ed ha molta energia: elementi necessari perche' il mondo funzioni..
Sul come funzioni, molte teorie ed osservazioni esistono, come pure proposte che detto GRANDE POTERE osserva ed a cui, sui specis, partecipa..
Proposte ed idee dal BASSO, che spesso fa sue, per poi riproporle in quanto, solo ascoltando alle radici l'umore ed ogni altro dettaglio del vivere dell'elemento principale per l'esistenza di detto POTERE, dicasi il POPOLO, lo stesso GRANDE POTERE puo' fruire in pieno, del privilegio della STRUTTURA che contiene una forte e magnetica forza, appunto, ed al cui incessante aggiornamento lavora
La fase contemporanea di detta struttura, e' decisamente in una condizione di parziale stallo, sopratutto in quelle zone del mondo, dove l'accelerazione di detta struttura e' stata molto rapida: una grande quantita' di impronte esistono, indicanti fragilita', falle e zone oscure da cui detta struttura viene appunto messa in discussione: e' inoltre del tutto presente una situazione di possibile cambio di direzione e metodologie della stessa, con il forte sviluppo delle economie emergenti, mentre nelle zone storicamente pioniere del detto Sistema, gli spazi ai cambiamenti sono molto aperti e del tutto instabili, al momento
 

24 luglio 2010

SOTTOSCRIVI ANCHE TU QUESTA LETTERA

No legge bavaglio alla rete

Nobavaglio

Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati On. Giulia Bongiorno
Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati
A tutti i Deputati

La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.

La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per
l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.

Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.

Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12 e 500 mila euro, infatti,significa dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.

Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di attuazione di quell’antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale

“Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere”.

Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati.


L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi.


Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione

Vittorio Zambardino, Scene Digitali

Alessandro Gilioli, Piovono Rane

Arianna Ciccone, Festival Internazionale del Giornalismo e Valigia Blu

Filippo Rossi Direttore, Ffwebmagazine e Caffeina magazine

Stefano Corradino, Articolo 21

Luca Conti, Pandemia

Fabio Chiusi, Il Nichilista

Daniele Sensi, L'AntiComunitarista

Wil Nonleggerlo, Non leggere questo Blog!

Il FORM per sottoscrivere alla importantissima inziativa, e' al Link copiato qui sotto

http://www.valigiablu.it/doc/162/no-legge-bavaglio-alla-rete.htm

 

23 luglio 2010

E per i blog resta la mannaia

E per i blog resta la mannaia

di Fabio Chiusi
L'ultimo testo del disegno di legge sulle intercettazioni non ha eliminato l'articolo che soffoca la conversazione in Internet: una sequela di obblighi burocratici che non esistono in nessun Paese libero
(21 luglio 2010)
Antonio Di Pietro e il sociologo Derrick de Kerckhove alla manifestazione contro la norma ammazzablog del 14 luglio 2009 Antonio Di Pietro e il sociologo Derrick de Kerckhove alla manifestazione contro la norma ammazzablog del 14 luglio 2009
 
Prima di cantare vittoria, meglio assicurarsi di poter aprire la bocca.
E il nuovo emendamento del governo al disegno di legge sulle intercettazioni, quello che secondo alcuni toglierebbe il "bavaglio", in realtà non lo consente.
Non in rete, almeno: dato che il comma 29 – meglio conosciuto come "ammazza-blog" - resta invariato.
Continuando così a prevedere l'estensione dell'obbligo di rettifica contenuto nella disciplina per la stampa ai "siti informatici".

Che cosa significa?
In soldoni, che qualsiasi blogger non rettifichi un post entro 48 ore dalla richiesta, rispettando inoltre stringenti criteri grafici, di posizionamento e visibilità, rischia di incorrere in una multa fino a 12.500 euro.
Insomma, bastano un paio di giorni al mare oppure una rettifica data nel modo sbagliato per ritrovarsi con diverse migliaia di euro da pagare.
Un ragazzo che scrive un'inesattezza e poi parte per un week end senza collegarsi a Internet, rischia di pagare carissima la sua breve vacanza.
Ma soprattutto, il solo pericolo che questo accada ha una evidente funzione deterrente e diseducativa: si insegna ai giovani la paura ad esprimersi, si disincentivano i ragazzi dall'aprire un blog.

Non solo: ma c'è il rischio molto concreto che nei decreti attuativi della legge, al fine di poter reperire il blogger a cui chiedere una rettifica, venga inserito l'obbligo per i blogger di "registrare" la propria testata presso qualche autorità (tribunale, Agcom o altro): il che ovviamente soffocherebbe ulteriormente - attraverso la burocrazia - l'apertura e la gestione dei blog.

Una norma del genere non esiste in nessun Paese libero: dagli Stati Uniti all'Europa, ciascun blogger è penalmente e civilmente responsabile di quello che scrive (come del resto già oggi in Italia) ma non esistono lacci burocratici finalizzati a scoraggiare le conversazioni in rete.

Ecco perché l'articolo ammazza web non piace nemmeno ad alcuni esponenti del Pdl, partito che pure l'ha partorita.
E così, dopo un lungo dialogo con la Rete, il deputato Roberto Cassinelli ha formulato una proposta di emendamento che nell'attuale versione reintroduce una qualche distinzione tra giornalismo amatoriale e professionistico, prevedendo diversi termini di decorrenza e ammontare della sanzione, ridotta a una cifra compresa tra 100 e 500 euro per le testate non registrate, che non svolgano "attività imprenditoriale" e che forniscano un indirizzo email valido tra i contatti. 

Anche l'"uomo internet" di Berlusconi, Antonio Palmieri, si è detto favorevole al testo di Cassinelli. Lo stesso dicasi per i finiani di Libertiamo e Farefuturo.

Nonostante questo, della proposta Cassinelli non si sa più nulla.
E' sparita nel grande mare delle proposte di legge non calendarizzate. Invece il disegno di legge Alfano è in procinto di essere approvato alla Camera per poi passare alla rilettura al Senato, con il testo definitivo che continua a soffocare i blog.

Ma anche se venisse discusso e approvato in tempo utile, il "lodo Cassinelli" sui blog sarebbe una soluzione soddisfacente?
Molti in Rete ne dubitano.
Prima di tutto i blogger stessi, le vere vittime degli eccessi di zelo di un legislatore che cerca disperatamente di fare di Internet un mezzo di comunicazione tradizionale (si pensi ai lacci apposti dal decreto Pisanu per quanto riguarda l'accesso da luoghi pubblici e in mobilità e a quelli, più recenti, previsti dal Romani, che di fatto rende aprire una web tv una procedura complicata quanto la gestione di un canale televisivo vero e proprio). 

In secondo luogo, i dubbi provengono dall'opposizione.
Il Pd ad esempio, al grido "Nessuno tocchi i blog", ha lanciato una mobilitazione online a firma Civati-Gentiloni-Orfini per chiedere l'abrogazione del comma 29.
Un "no" di principio, dunque, che si oppone senza appello all'idea che alle dinamiche del Web sia applicabile una disciplina concepita nel 1948, come quella sulla stampa, e che vorrebbe sullo stesso piano un blog e il sito di Repubblica. 
Una equiparazione che rischia di avere effetti devastanti per la libertà di espressione nel nostro Paese, e proprio nel luogo – la Rete – che ne decide sempre più le sorti.

Contro la norma ammazza Internet presente nel disegno di legge Alfano molti blogger si erano schierati fin dall'anno scorso, quando fu proclamato il primo sciopero dei blog (14 luglio 2009). 
Allora quasi nessuno parlava della legge bavaglio, un caso che è esploso solo negli ultimi mesi, quando è iniziata la discussione al Senato. 
Adesso la parte di bavaglio sui giornali sembra essere stata molto ridimensionata.
Quella che taglia le gambe ai blog invece è ancora lì. 
E rischia di diventare legge dello Stato.

13 giugno 2010

La morte di un Paese


L'INTERVISTA

"Norme per scoraggiare gli ascolti: ora il Paese la pagherà in sicurezza"
Vincent Cannistraro, ex agente della Cia e dirigente dell'Antiterrorismo Usa: nulla a che fare con la privacy.
L'Italia ha deciso di rendere le intercettazioni uno strumento d'indagine e prevenzione residuale: questo è un problema.
Se decido di fare un'intercettazione ambientale è proprio per scoprire se un reato è in corso
di CARLO BONINI
ROMA - Vincent Cannistraro ha lavorato alla Cia per 27 anni. Medio Oriente, Africa, Europa, Centro America. È stato direttore dei programmi di intelligence degli Stati Uniti, al National Security Council, dal 1984 al 1987. Ha guidato il direttorato delle operazioni e analisi di Langley fino al 1991. Da allora è consulente privato per la sicurezza ed è regolarmente ascoltato come testimone dalle commissioni di Congresso e Senato sui temi della sicurezza (fu tra i protagonisti delle audizioni successiva all'11 settembre). Cannistraro conosce bene l'Italia e Roma per averci lavorato. E al telefono da Washington, del disegno di legge approvato venerdì al Senato, dice: "Sono sconcertato. Premetto infatti che pur non conoscendo ogni singolo dettaglio della nuova legge, credo però di averne compreso bene sia il senso sia i principi. E se vogliamo parlare di senso e principi di questa legge, e in generale dello strumento delle intercettazioni telefoniche, quello che vedo mi lascia quantomeno incredulo".

Perché?


"Se capisco bene l'Italia ha deciso di rendere le intercettazioni uno strumento di indagine e di prevenzione farraginoso e residuale. E questo è un problema".

Cos'è che non funziona nella nuova legge?

"Ci sono due norme, di cui ho letto anche sulla stampa americana, che mi hanno particolarmente colpito.
La prima. Leggo che il compito di decidere se autorizzare o meno le intercettazioni sarà affidato a un collegio di tre giudici. Mi chiedo: che senso ha? Un giudice collegiale - e parlo per esempio di quello che succede negli Stati Uniti - normalmente decide del merito di una causa penale, dell'innocenza o della colpevolezza di un imputato, della rilevanza o meno di una prova, non dell'opportunità di ricercare tempestivamente la prova di un reato, o della necessità e urgenza di prevenire un crimine. Lo posso dire in un altro modo. Che garanzia è perdere del tempo a discutere se deve essere cercata una prova con lo strumento delle intercettazioni, o deve essere impedita la consumazione di un reato? Un altro esempio. Leggo che per disporre un'intercettazione ambientale o telefonica è necessaria la prova che in un determinato luogo si stia consumando un reato o che un determinato soggetto si sia già reso responsabile di un crimine. Chiedo di nuovo: che senso ha? Me lo lasci dire da vecchio uomo di intelligence. Se decido di fare un'intercettazione ambientale è proprio perché intendo scoprire se un reato è in corso, non per avere la conferma che quel reato si è già consumato"

Lei dice "Che senso ha?". Lo chiedo io a lei. Che senso ha?

"L'unica risposta che riesco a darmi è che la nuova legge vuole rendere - come dicevo all'inizio - lo strumento delle intercettazioni del tutto residuale. Insomma, intende scoraggiarlo. Ma se è così temo che i costi che il vostro Paese si prepara va pagare in termini di sicurezza saranno molto alti"

Il governo sostiene che sia necessario un bilanciamento tra il diritto alla privacy dei cittadini e la loro sicurezza.

"Guardi, vivo negli Usa e sono un cittadino americano, e le assicuro che una disciplina delle intercettazioni come quella che state discutendo in Italia qui in America sarebbe impensabile.
E questo non credo proprio significhi che gli Stati Uniti non rispettino la privacy dei loro cittadini. Anzi.
Quello che voglio dire è che l'equilibrio tra privacy e sicurezza si può certamente trovare e credo che non sia neppure troppo complicato. È sufficiente che a valle delle intercettazioni esista un filtro efficace e rigoroso che stabilisca cosa è rilevante penalmente e cosa non lo è. È sufficiente, se qualcuno abusa dello strumento delle intercettazioni, che quell'abuso venga punito. L'ultima cosa che credo sia logica fare nel cercare questo equilibrio, è privarsi dello strumento delle intercettazioni, o comunque renderlo così difficile da usare. Insomma, se mentre ascolto al telefono due soggetti indagati per traffico di stupefacenti, scopro che uno dei due sta preparando un attentato, cosa devo fare? Far finta di non aver sentito? Decidere che quello che ho sentito non potrà costituire una prova in un futuro processo? Non mi sembra che questo abbia a che fare con la privacy".
 
(13 giugno 2010)

11 giugno 2010

Il ddl Alfano sulle intercettazioni

Il Presidente Napolitano non firmi il ddl Alfano sulle intercettazioni

ariseb.jpg     Data la gravità della situazione, riteniamo necessario non lasciare nulla di intentato, e vi esortiamo a inviare il seguente messaggio al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere di non firmare il ddl Alfano sulle intercettazioni.

1) Copia il messaggio
2) Clicca sul link
 
 
3) Incolla il messaggio
4) Inserisci i tuoi dati (impiegherai qualche secondo, ma è per una giusta causa)
5) Clicca su invia
6) Riceverai poi un’email sul tuo indirizzo di posta elettronica dal Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica: clicca sul link contenuto nell’email per confermare l’invio
7) Inserire l'oggetto: scegliete voi il testo dell’oggetto per evitare che le email vengano bloccate

 
***

Gentile Presidente Giorgio Napolitano,
 
Le scrivo per chiederLe di non promulgare la legge sulle intercettazioni, che, a quanto pare, verrà approvata dal Parlamento in tempi inspiegabilmente rapidi (si tratta realmente di una priorità per il nostro paese?).
 
Ritengo questo provvedimento lesivo del mio diritto di essere informato perché i cittadini hanno il diritto di sapere e di essere correttamente informati!
 
I diritti di espressione e di informazione non possono essere sacrificati in nome della tutela del diritto alla riservatezza.
 
La tutela della privacy non si persegue imbavagliando la stampa e l’editoria, e neppure limitando le intercettazioni perché, così facendo, si ostacola il prezioso lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine nella loro quotidiana lotta alla criminalità.
 
Se effettivamente si vuole regolamentare le intercettazioni, si preveda l’introduzione di una “udienza-filtro”, cioè la possibilità per il magistrato di sottoporre ad un ulteriore stralcio i testi delle intercettazioni e degli altri atti portati a conoscenza delle parti, per secretare quei passaggi che riguardino terze persone estranee all’inchiesta o anche gli stessi indagati, ma per aspetti privati non essenziali all’indagine.
 
Ma non si privi mai l’opinione pubblica del diritto di conoscere e di capire.
 
Si sente spesso dire che il Parlamento è lo specchio della società.
 
Bene, lo si sappia chiaramente: moltissimi cittadini, dei più diversi orientamenti politici, considerano il ddl Alfano una vera e propria censura.
 
I nostri rappresentanti politici non possono in alcun modo arrogarsi il diritto di censurare la stampa, perché è l’unico strumento che permette a noi cittadini di verificare il loro operato.
 
Tutta la classe politica italiana deve tenere ben presente che, in democrazia, gli eletti sono tenuti a rendere conto di ciò che fanno agli elettori.
 
E, nelle vesti di amministratori pubblici, i politici hanno il dovere della trasparenza.
 
Mi rivolgo quindi a Lei, il garante della Costituzione, affinché a tutti i cittadini italiani vengano assicurati i diritti di espressione e di informazione, quegli stessi diritti che la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha definito prevalenti sul diritto alla riservatezza.

Cordiali saluti
http://www.valigiablu.it/

11 giugno 2010

Le loro mani nelle nostre tasche

Da LETTERE e RISPOSTE

Le loro mani nelle nostre tasche

Postato in Lettere il 11 giugno, 2010

La manovra finanziaria progettata da questo governo, per una nazione che se la passa meglio delle altre, che non ha problemi presenti, né futuri, con una economia in netta ripresa, esportazioni aumentate, evasione fiscale sotto controllo, ha tutti i crismi di una ulteriore illusione proveniente dalle apparenze che si sostituiscono alla realtà.

L’abusato slogan di “non mettere le mani nelle tasche degli italiani”, ne rappresenta la sintesi più evidente e più ipocrita.

Secondo la logica di questo governo, le mani nelle tasche degli italiani si mettono solo aumentando le imposte dirette, che il governo non intende aumentare per non colpire i grandi patrimoni che garantiscono continuità al governo; grandi patrimoni già ampiamente premiati con lo scudo fiscale che ha reso anonimi tutti quei capitali frutto di evasioni, estorsioni, pizzi, malaffare, traffico di armi e droghe, tangenti, truffe, scalate e amenità varie.

Ma servono quattrini, perché la verità è ben diversa dalle illusioni esaltate; servono quattrini per mantenere a galla questa barca che fa acqua da tutte le parti, e fornire l’illusione di un benessere che però è riservato ai pochi della casta.

Ecco che viene legiferata una manovra che si aggiunge a tutte le altre indirizzate a colpire sempre i soliti a reddito fisso. Comuni, province, regioni hanno mano libera per costringere i cittadini a mettere le mani nelle proprie tasche per ottenere quei servizi, già ampiamente pagati, ma diventati inefficaci, stente la sottrazione dei finanziamenti.

Si chiamano “privatizzazioni” e sono quelle manovre affidate a gruppi di potere che pretendono, in forza di legge, di farci pagare anche l’aria che respiriamo.

Privatizzati i parcheggi con le strisce blu; privatizzata la riscossione di balzelli vari al fine di poter elargire l’agio sempre ai soliti gruppi di potere occulto; minacciata privatizzazione dell’acqua, dei rifornimenti all’esercito, dei servizi pubblici. Tutto ciò si aggiunge al regalo dell’Alitalia ad una cordata di eroici imprenditori… con quattrini pubblici.

L’aumento esponenziale delle tasse indirette, che paghiamo tutti nella medesima dimensione, è lo strumento principe di disuguaglianza sociale, perché serve solo a impoverire i poveri e dilatare le fortune esistenti.

La prova sta nella enorme differenza esistente tra la produzione da lavoro e la commercializzazione industrializzata; si tratta di un passaggio di valuta che costringe il lavoro a non essere retribuito, mentre esalta i rendimenti di quanti hanno posto a disposizione del mercato solamente servizi ausiliari che non generano lavoro anzi ne bloccano lo sviluppo, portando al fallimento le piccole aziende artigianali, a gestione familiare, che una volta rappresentavano l’ossatura principale dell’economia e furono i maggiori attori del miracolo economico degli anno ’60.

Ora viene progettato un miracolo economico inverso: al termine di questa crisi, che non finirà mai, ma ci diranno che è finita, ritroveremo l’85% del patrimonio nazionale nelle mani del 15% della popolazione, che renderà controllabile e ricattabile l’economia, mentre grandi capitali prenderanno la via delle isole felici, in attesa del prossimo condono.

E’ la strada tortuosa, nascosta da panorami di carta, che conduce alla rivolta popolare.

Rosario Amico Roxas

15 gennaio 2010

Tutte le Leggi “Ad Berlusconem



La Memoria non basta. Ma è un buon inizio.

Dal Blog di Damiano Rama

Ricordarsi che nei poco più che 7 anni di Governo, un signore ha ottenuto almeno 17 leggi calcolate su misura per se, le proprie aziende, i propri familiari, i propri collaboratori, questo è un buon inizio.

Interesse privato in atti d’ufficio, questo è il conflitto di interessi.

E questi interessi, purtroppo per l’Italia, li coltiva anche la cosiddetta sinistra. 

Non ho infatti elencato le numerose e importanti leggi che hanno di fatto favorito e protetto patrimonio e potere del signor B. Leggi promulgate quando era al Governo il centrosinistra. 

(Due esempio su tutte:

1-il l’appoggio politico speciale alla quotazione in Borsa, contro le normali pratiche vigenti, della Fininvest all’epoca enormemente indebitata.

2-Il costante, pertinace rifiuto ad applicare le numerose sentenze italiane ed europee che imponevano lo spostamento di Rete 4 sul satellite, avendo perso la gara d’appalto per le frequenze televisive nazionali.)

Non entro nel merito dei processi, ma la semplice esistenza di questa lista, la semplice ignoranza di questa lista che affligge varie decine di milioni di italiani, disegna un’anomalia che ci toglie il diritto di parlare di “Democrazia”.

Buona lettura  della Pagina al Link qui sotto copiato

http://damianorama.wordpress.com/2010/01/13/tutte-le-leggi-ad-berlusconem/


1 gennaio 2010

Da un Valido e Genuino commentatore

Scrive molto sul Blog di Beppe Grillo

Il pericolo maggiore che la rete rappresenta per il regime mafioso dei mass-media (TV ed altro) è l'aver scoperto la presenza in forti volumi di altri umani anti-ciarpame berlusconista .

E' ovvio che il troll infiltrato, fingendosi al limite anche "anarchico-rivoluzionario" a chiacchiere, si pone contro chi tenta di UNIRE in una grande coalizione i veri pensieri contro l'attuale pseudo-ideologia .

Aggiungiamo a costoro anche serpi striscianti inviati dal mondo dell'informazaione e comunicazione, dal sottobosco della POLITICA Spa e dei sotto-blogs, che cercano continuamente di deviare il pensiero e l'oggetto scrivente del bloggher che ha un minimo di esperienza in più o pubblica contenuti che danno fastidio alla suddetta POLITICA Spa.

Una esperienza che non scaturisce solo da una qualità intellettuale che rientra nella normalità, ma anche da "pezzi" di vita vissuta.

Nell'e-mail degli auguri agli amici più stretti, ho citato dei fatti reali anche se (MINI) Max mi ha risposto che forse ho alzato troppo il gomito a causa della festa.

Gli ricordo che chi è "alticcio" scrive/dice sempre la verità (In Vino Veritas)

Comunque.

Nel costruire una "forte corazzata" è naturale che la zavorra di debole costituzione rimanga FUORI.

Altrimenti la suddetta corazzata affonderà ancor prima di iniziare a navigare.

UNO conta UNO. 

Bene, fino a quando questo UNO non sia un TROLL (od un esercito di TROLLS veri o finti..dicasi di Multifox e Multi-Task)

Non sia il classico infiltrato anti-Grillo o anti-Di Pietro e al limite non sia contro le IDEE SOCIALI per la RINASCITA della massa che ora è soggiogata appunto dai mass-media .

IL RESTO è ROBA DA PEZZENTI MORALI.


Molti si ricosceranno in questa definizione, presumo.

HASTA - morale - vaffanculo ai "trolls" (anche finti)

MagicLenin RedArmy (p.a.c.) 01.01.10 10:52|



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31 dicembre 2009

Grillo168 - Discorso di fine anno


"Mi trovo su un tetto come migliaia di italiani ad aspettare Capodanno
Una volta si finiva sotto i ponti, ora si sale sopra i tetti per salvare il proprio posto di lavoro. 

E non solo sui tetti, anche sulle gru, sul Colosseo. 

Brunetta, l'uomo che sembra lontano, ha definito i lavoratori licenziati sui tetti un fatto fisiologico, marginale. 
Nel 2010 dovremo scendere dai tetti e lasciare il nostro posto alla classe politica, ordinare qualche centinaio di elicotteri all'Agusta per la festa nazionale dell'elicottero
Una festa che ha già il suo santo: San Ceaucescu e il suo martire latitante: San Bottino Craxi.

Migliaia di pale che girano insieme nei cieli d'Italia. 

Ci sarà un nuovo Rinascimento con le energie rinnovabili, i prodotti a chilometri zero, la diffusione di Internet, la conoscenza. 
Nel 2009 sono morti più di 1.000 lavoratori, molti sono caduti dai tetti per mancanza di protezioni. 1.000 persone sono morte sul lavoro, ma nessuno ha tirato in ballo il partito dell'odio, c'è stato solo il partito del grano: meno investimenti in sicurezza, più profitto.
Invito i lavoratori senza protezione nel 2010 a scendere dai tetti e far salire chi ce li manda a calci nel culo. 
Il 2009 è stato l'anno degli psicolabili, il 2010 sarà l'anno degli psicolabili organizzati

Gli italiani per sopravvivere dovranno dichiararsi malati di mente per fare la spesa proletaria, non pagare il mutuo e le bollette. 
Non è difficile, basta fare l'imitazione del 10% di Gasparri.

Nel 2010 il debito pubblico arriverà a 2.000 miliardi di euro, i disoccupati a quattro milioni, i poveri a 10 milioni mentre Lucio Stanca incasserà il doppio stipendio: da parlamentare e da amministratore dell'EXPO 2015, 644.000 euro, e i parlamentari continueranno ad avere la pensione dopo due anni e mezzo. 

Il 2010 terminerà senza lo psiconano al governo, il primo psicolabile d'Italia, forse Veronica Lario lo farà internare, il miglior pazzo degli ultimi 150 anni.

L'anno nuovo si aprirà con l'inseguimento a Schifani che non mette all'ordine del giorno in Senato la proposta di legge: "Parlamento Pulito" che vuole fuori dal Parlamento i condannati in via definitiva, l'elezione nominale del candidato e un massimo di due legislature. 

Schifani manda a fanculo 350.000 cittadini che hanno firmato di fronte a un pubblico ufficiale. Schifani sarà a Reggio Emilia il 7 gennaio per i 150 anni del Tricolore, ci sarò anch'io per chiedergli conto delle sue azioni. 
Schifani che onora il Tricolore è peggio di Bossi che ci si pulisce il culo.

Nessuno parla del
MoVimento 5 Stelle, è nato nel 2009, ha una sua carta fondativa ufficiale: il "Non Statuto", un suo Programma, decine di migliaia di iscritti on line in pochi giorni. Un MoVimento in cui "ognuno conta uno". Nel 2010 si presenterà in cinque regioni: Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto senza finanziamenti, con tutti i media contro, ma sarà sufficiente inserire un solo consigliere regionale per far saltare il banco per impedire ogni inciucio. Ci sono già 40 consiglieri comunali a 5 Stelle eletti in molti capoluoghi di provincia e il MoVimento ha contribuito all'elezione di due parlamentari europei, Sonia Alfano e Luigi De Magistris, il più votato in tutta Europa.
Ci ignorano, ma sono già morti. Vivono di contributi pubblici, di concessioni governative.
Il 2010 sarà il punto di partenza per il ritorno in mano pubblica di acqua, energia, autostrade, connettività. 
Questi non solo stanno indebitando di 15 miliardi di euro in più al mese il Paese, lo stanno mangiando vivo. 
L'otto maggio 2010 ci sarà il Vday sull'acqua che è dei cittadini e a loro deve tornare. Il 2010 è l'anno dell'elmetto, il cittadino con l'elmetto deve uscire di casa a combattere per non uscire di senno. 

In questi giorni è fallita la conferenza di Copenhagen sul clima, stiamo andando alla catastrofe con ottimismo.
Io ho incontrato alcuni più importanti cervelli del pianeta e gli ho chiesto consiglio, il documentario fatto insieme a Greenpeace sarà distribuito gratuitamente a tutte le scuole che lo chiederanno, è sufficiente andare sul blog. 

Se una volta era proibito parlare male di Garibaldi, oggi è proibito parlare bene del MoVimento 5 Stelle e di Beppe Grillo.

Leggete il Programma, mettetevi l'elmetto e scendete dai tetti. Il toc toc toc delle pale dell'elicottero sarà dolce come il miele. Buon 2010."

Beppe Grillo




permalink | inviato da aaabbbccc il 31/12/2009 alle 21:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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